vini dolci siciliani

Dolce il vino di Sicilia

La Sicilia è la terra dei dolci, ma i cannoli, le cassate, i gelati, le granite, e i parfait si gusterebbero allo stesso modo se non fossero accompagnati dai vini dolci come la malvasia, il moscato e il mitico marsala?

Storici e archeologi, con l’aiuto degli autori antichi, si interrogano da sempre riguardo a quando in Sicilia si sia iniziato vinificare. La vite, con tutta probabilità, cresceva selvatica e autoctona ancora prima dell’arrivo dell’uomo e già durante l’età del bronzo sembra che le popolazioni autoctone bevessero un antenato dell’odierno vino. Sicuramente un apporto decisivo allo sviluppo della viticoltura lo devono aver dato i fenici prima e i greci poi che, a partire dall’VIII secolo avanti cristo, arrivarono numerosi nella Terra del Sole, portando le barbatelle delle loro viti addomesticate e la potatura ad alberello.

Oggi i vini siciliani, di uve nere o bianche, sono famosi ed affermati: Nero d’Avola, Alicante, Nocera, Inzolia, Carricante e Moscato si bevono sulle tavole di tutto il mondo.

In questo articolo vogliamo parlarvi dei vini dolci siciliani: della Malvasia, del Moscato e dello Zibibbo di Lipari che, da soli, meriterebbero un tour enologico.

Le tre M: Malvasia, Moscato, Marsala,

bottigli di marsalaLa produzione di vino Malvasia di Lipari fu fiorente nel Settecento e Ottocento e arrivò ad impiegare gran parte delle popolazione. Come tutta la penisola, però, ai primi del ‘900 anche nelle Eolie arrivò la filossera e devasto tutti i vigneti. Solo nella seconda metà del secolo scorso si ricominciarono a ricostruire i vigneti di Malvasia e nel 1973 arrivò anche il disciplinare di definizione della Malvasia DOC.

Oggi una dozzina di cantine producono sull’isola vino Malvasia in vigneti cosiddetti “eroici”. I vigneti eroici, che si trovano ad esempio anche nelle Cinque Terre liguri, sono caratterizzati da impianti impervi sui dorsi scoscesi, “addomesticati” da muri a secco. Esistono tre tipologie di questo vino di cui due da fine pasto, con la lavorazione delle uve passite, e una da pasto, che segue invece la lavorazione delle uve bianche cui si aggiunge zucchero.

Il Moscato di Noto si produce nella Sicilia orientale a Noto, Rosolini, Pachino ed Avola ed è prodotto con sole uve di Moscato bianco. Il disciplinare per il Moscato di Noto DOC arriva nel 1974 e da allora, per la verità, gli ettari coltivati a Moscato bianco sono fortemente diminuiti. Esiste una versione liquorosa del Moscato di Noto ed una spumante.

Il Marsala si produce nella zona di Trapani, è DOC dal  1969 e oggi il 30% della produzione è destinato al mercato estero. Tra le diverse tipologie del Marsala, dovute soprattutto al grado alcolico, due sono più importanti: il Marsala Vergine o Solanas, invecchiato con metodo Solanas e aggiunto solo di alcool o acquavite  e i Marsala conciati Superiore e Fine, cui si aggiunge alcool, mosto cotto e mosto d’uva tardiva. Il Marsala può infine essere secco, semisecco o dolce in base alla quantità di zuccheri. La differenza tra il tipo Superiore o Fine è data dall’invecchiamento: il Fine ha un invecchiamento di almeno 1 anno e tasso alcolico di almeno il 17%; il Superiore invecchia almeno due anni in legno ed ha tasso alcoolico superiore al 18%.

Zibibbo, il vino eroico

Lo Zibibbo di Pantelleria sta diventando un vino raro; uno dei motivi è certamente la difficoltà del mantenimento dei filari di uva zibibbo sull’isola: i fianchi scoscesi e ripidi dell’isola devono essere continuamente rinforzati con muretti a secco di pietra lavica e questo, aggiunto al forte vento tipico della zona che riduce la produzione dell’uva e alla necessità di vendemmiare manualmente, ha causato un abbandono degli impianti. Il vento, però, ha anche in un certo modo protetto l’uva zibibbo dalla terribile epidemia di filossera che distrusse l’intera popolazione di viti italiane ed europee; infatti qui e là nei vigneti si possono ancora trovare piante franche di piede.

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