capovaccio

Una priorità: salvare i rapaci di Sicilia

Come Associazione ci proponiamo di dare visibilità e risalto a tutte le azioni volte alla conservazione, salvaguardia e recupero delle meraviglie Siciliane; gli animali selvatici e anche domestici rientrano in pieno nella definizione di “meraviglie”. Per cui eccoci qui a raccontarvi una delle più grandi emergenze della Terra del Sole: tre dei suoi più bei rapaci sono a rischio estinzione.

Tre specie in pericolo                                                                                                                 

Sono tre i rapaci in Sicilia che rischiano di scomparire a brevissimo.

Aquila SicilianaAquila del Bonelli: in Italia nidifica ormai solo in Sicilia e, forse, nell’ Aspromonte calabrese, dopo essere scomparsa quasi del tutto dalla Sardegna.

Incontrare un aquila del Bonelli è cosa rarissima, sia perché ne rimangono purtroppo poche coppie, sia perché questo maestoso rapace rifugge l’uomo; ma, se vi capitasse di vederla, magari da lontano, potreste ammirare il suo volo a festoni, o in un giorno di vento potreste riuscire a vederla immobile nell’aria con le ali spalancate a cercare la preda. Purtroppo, dove esistono luoghi anche solo leggermente antropizzati, una strada nella pseudo steppa mediterranea, un sentiero per il trekking, una parete particolarmente frequentata da rocciatori, da lì l’aquila del Bonelli se ne va.

L’aquila del Bonelli vivrebbe benissimo in una Sicilia, perché ne adora la conformazione fisica, la flora e la fauna. Ama la macchia bassa, le praterie, i campi immensi e assolati piantati a cereali, insomma la pseudo steppa, che in Italia sta velocemente scomparendo. Su questa immensità piatta o leggermente ondulata l’aquila del Bonelli ha bisogno però di pareti rocciose su cui nidificare e da cui lanciarsi in picchiata per cacciare. Parliamo proprio della Sicilia rurale: ecco perché nonostante tutto l’aquila del Bonelli qui resiste ancora.

Se l’aquila del Bonelli rifugge l’uomo lo fa per ottimi motivi. Infatti l’uomo non si limita a distruggere il suo territorio con strade spesso inutili o elettrodotti o cavi elettrici di vario tipo e uccidendo le loro prede, costituite per lo più da conigli selvatici. Anche i rocciatori disturbano questi rapaci, che preferiscono abbandonare il nido coi piccoli piuttosto che sopportarne l’invadente presenza. Senza parlare poi delle pratiche spietate del saccheggio dei nidi per vendere i piccoli, che quasi sempre però muoiono, al mercato nero o del bracconaggio mirato al collezionismo.

Capovaccaio: è un piccolo avvoltoio, il più piccolo d’Europa. Un tempo abitava tutta l’Italia ma dagli anni ’30 è scomparso dall’Appennino più settentrionale e poi a Sud. Oggi è rarissimo anche in Sicilia. Il capovaccaio è un rapace molto speciale: è l’unico rappresentante ancora esistente del genere Neoprhon, perché le altre specie si sono estinte già in tempi preistorici; è spesso rappresentato nei geroglifici egizi, dove indicava il suono glottidale a. Gli Egizi lo adoravano associandolo a Iside, mentre i naturalisti britannici lo disprezzavano per le sue abitudini coprofaghe. Inoltre questo piccolo avvoltoio è particolarmente intelligente perché in grado di usare utensili, una caratteristica che fino a pochi decenni fa era attribuita solo all’uomo e ad alcuni primati superiori. Il capovaccaio spacca i gusci delle uova depredate colpendoli con piccoli massi che scaglia col becco, inoltre utilizza piccoli bastoncini di legno per avvolgere lane o peli da portare poi al nido. Il capovaccaio non ha predatori in natura, eppure in Sicilia, dove prima viveva numeroso su tutti i monti dell’isola: Iblei, Peloritani, Nebrodi, Madonie e Sicani si sta estinguendo. Perché?

Colpa dell’uomo. Un pericolo esiziale è l’uso del farmaco Diclofenac a scopo veterinario, che uccide tutti i tipi di avvoltoi che mangiano carcasse di animali domestici trattati con esso. Anche se in natura in Sicilia è difficile trovare animali trattati a Diclofenac in India questo farmaco ha portato alla quasi totale estinzione di tutti i tipi di avvoltoio, motivo per cui alla fine è stato vietato (in India, non in Italia).

Falco Lanario: per capire perché anche il falco lanario sta scomparendo dalla Sicilia, che in passato ne ospitava moltissime coppie, basta andare a leggere le prime due righe sul sito della federazione italiana falconieri: “II falco lanario si addestra facilmente, analogamente al falco pellegrino, una volta ben compresa la sua indole”. Infatti il motivo principale del suo declino è imputabile al furto di uova o pulcini dai nidi al fine di alimentare il mercato abusivo dei falconieri. Il lanario, come tutti i falchi, predilige zone steppose e desertiche, con arbusti o campi estensivi di cereali e ha bisogno di pareti rocciose per nidificare. La popolazione più numerosa in Italia stimata in 100 coppie, vive in Sicilia, ma è in costante pericolo. Il falco lanario è talmente raro e costantemente in pericolo estinzione che gli ambientalisti ed i ricercatori tengono il conto di ogni singolo esemplare ucciso o rapito, o almeno di quelli di cui vengono a conoscenza.

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